Capitolo 2

La scrivania di pietra

“Ogni progetto ha bisogno di un luogo da cui partire. Il nostro cominciò con una stanza vuota e una porta aperta su Via Nicolaci.”

Quando il proprietario alzo’ la saracinesca del locale, davanti a noi c’era poco piu’ di un magazzino: una stanza semplice, quasi spoglia, con una porta finestra in legno affacciata su Via Nicolaci, la strada dei balconi barocchi piu’ famosi di Noto.

Io non avevo alcuna esperienza nel settore immobiliare. Carlo, invece, guardava gia’ oltre. Non vedeva solo quello che il locale era, ma quello che avrebbe potuto diventare. Era una delle sue doti piu’ grandi: riconoscere il potenziale nascosto delle cose prima che diventasse evidente agli altri.

Firmammo il contratto quasi senza pensarci. Avevamo trovato il luogo da cui sarebbe iniziata la nostra nuova vita.

Uscendo dall’ufficio, pero’, non andammo a comprare mobili. Andammo al mare. Raccogliemmo sassi levigati dalle onde, uno a uno. Li caricammo in cassette di legno e li portammo nel locale. Con cemento colorato, pazienza e molto entusiasmo costruimmo la nostra prima scrivania.

Per noi non era soltanto un tavolo. Era il nostro modo di cominciare: con quello che avevamo e con quello che il territorio ci offriva.

Ricordo ancora lo sguardo della persona che ci aveva mostrato il locale mentre ci vedeva scaricare cassette piene di pietre. Probabilmente pensava che fossimo un po’ matti. E forse, in quel momento, non aveva tutti i torti.

Ma quella scrivania aveva perfettamente senso. Ogni pietra parlava del luogo che avevamo scelto. Senza accorgercene, stavamo gia’ dando forma a un’identita’.

Le pareti presero il colore caldo della pietra di Noto. Appendemmo grandi fotografie della citta’. L’arredamento era semplice, essenziale, ma tutto parlava del territorio.

Quando arrivarono i primi clienti, non entravano soltanto in un’agenzia immobiliare. Entravano in un luogo che raccontava accoglienza, entusiasmo e appartenenza.

Io e Carlo eravamo molto diversi. Lui era la visione; io l’ascolto. Lui immaginava ciò che un luogo poteva diventare; io cercavo di capire cosa le persone stessero davvero cercando. Col tempo capimmo che proprio in questa differenza stava la nostra forza.

Quella scrivania di pietra rimase per anni al centro del nostro lavoro. Su quel piano passarono mappe, fotografie, progetti, sogni e decisioni importanti.

Oggi, guardando quelle immagini, non rivedo soltanto un vecchio ufficio. Rivedo l’inizio di un modo di lavorare: radicato nei luoghi, attento alle persone, costruito con convinzione fin dal primo giorno.