Capitolo 6

Dove ho messo radici.

Era il 2004.

Quel giorno stavamo visitando una proprietà nell’entroterra di Noto. Con me c’erano Carlo e un amico.

Percorremmo una lunga strada sterrata scavata nella roccia. La salita era impegnativa. Ai lati della strada cresceva soltanto la macchia mediterranea. Più salivamo e più il paesaggio si apriva. Accanto a noi il terreno scendeva in un profondo canyon che rendeva quel luogo ancora più selvaggio.

Quando arrivammo in cima, ci accolse un enorme pino. Era maestoso. I suoi rami sembravano braccia aperte. Parcheggiammo proprio sotto la sua ombra.

Appena posai i piedi su quel terreno accadde qualcosa che non avevo mai provato prima. Sentii una scossa nella pancia. Non fu un pensiero. Non fu un ragionamento. Fu una certezza. Una voce silenziosa ma chiarissima.

“Io voglio stare qui.” “Questo posto è per me.”

Davanti a me si apriva un altipiano. Da un lato si vedeva Noto, lontana. Dall’altro il mare, anch’esso lontano. Fra quei due orizzonti c’era soltanto il silenzio.

Poco più avanti raggiunsi un piccolo casalino costruito in pietra a secco. Il tetto era crollato. Un’antica trave, annerita dal fuoco, raccontava una storia che non conoscevo. Il casalino era adagiato sopra una grande balata di roccia, aperta verso sud.

Non vidi un rudere. Vidi una casa.

Quella fu la prima visita.

Qualche giorno dopo tornammo per realizzare il servizio fotografico destinato all’annuncio. Percorsi la stessa strada. Mi fermai di nuovo sotto il grande pino. E, ancora una volta, sentii esattamente lo stesso messaggio. La stessa certezza. La stessa emozione.

Fu allora che guardai Carlo e gli dissi con assoluta convinzione:

“Questo posto lo compro io. È per me.”

Carlo rimase in silenzio per qualche istante. Poi, con l’esperienza di chi sapeva valutare un immobile anche dal punto di vista pratico, mi rispose con calma:

«Maddalena, è un posto bellissimo. Ma sarà molto difficile renderlo abitabile. Non c’è una strada. Non c’è l’elettricità. Non c’è l’acqua. I muretti a secco sono tutti da ricostruire.»

Aveva ragione. Ogni sua osservazione era concreta. Ogni difficoltà era reale. Lo ascoltai fino in fondo. Poi gli risposi con la stessa serenità con cui avevo ascoltato quella voce dentro di me:

“Lo compro io.”

Non stavo comprando una seconda casa. Stavo comprando la prima casa della mia vita — e la stavo scegliendo con la pancia, non con la ragione.

Non era una decisione presa d’impulso. Era la sensazione, profonda e inspiegabile, di aver finalmente trovato il luogo a cui appartenevo.

Da quel giorno sono passati più di vent’anni. Continuo a vivere lì. Continuo a prendermi cura di quella terra. E ogni volta che accompagno qualcuno alla ricerca della propria casa, ripenso a quel momento. Perché ho imparato che ci sono luoghi che scegliamo con la ragione. E altri che, in qualche modo misterioso, sembrano riconoscerci prima ancora che siamo noi a riconoscere loro.

Perché alcune proprietà si acquistano. Altri luoghi, invece, si scelgono per la vita.